Plasma iperimmune: i dati della raccolta in Italia In attesa di Tsunami, ecco cosa avviene nelle regioni

Il plasma iperimmune oggi viene utilizzato in molti ospedali di tutto il paese come terapia compassionevole contro il Covid-19 e nell’ambito di studi sperimentali.

Non è una cura che guarisce al cento per cento tutti i pazienti, ma come hanno riportato anche i giornalisti delle Le Iene, in alcuni casi, se utilizzata in maniera appropriata e nelle fasi iniziali dell’infezione, può certamente aiutare molto i pazienti e prevenire i casi più gravi, oggi in aumento con la terza ondata epidemica.

Mentre le aziende sanitarie cercano di arginare il numero dei ricoveri in terapia intensiva utilizzando la terapia in maniera discrezionale, si attende l’ufficializzazione di una cura già sostenuta a livello europeo e approvata negli Stati Uniti nell’agosto scorso.

Sono trascorsi due mesi da quando Tsunami – lo studio nazionale randomizzato che una volta per tutte stabilirà in che condizioni la cura è efficace – ha concluso la prima tranche e consegnato i dati all’Istituto Superiore di Sanità. Sulla valutazione di risultati tuttavia, non vi è ancora nessuna risposta.

L’epidemia procede, i medici in prima linea tentano di salvare i pazienti dalla terza ondata e, nell’attesa delle istituzioni, i centri trasfusionali continuano a raccogliere l’emocomponente.

Le unità di plasma iperimmune raccolte sul territorio nazionale

Il Centro nazionale sangue il 2 marzo ha pubblicato i dati complessivi della raccolta nazionale di plasma iperimmune. L’istituto ha comunicato che oggi sono conservate nei frigoriferi di 191 centri trasfusionali il numero di 7.624 sub-unità di plasma iperimmune.

L’istituto specifica che non tutte le sub-unità raccolte avrebbero il titolo anticorpale idoneo, cioè uguale o superiore a 1:160, quindi capace di neutralizzare il virus. Secondo il documento sarebbero 2.137 le sub-unità con titolo anticorpale giusto e quindi idonee per essere trasfuse ai pazienti Covid-19.

Nel complessivo, nell’ultimo periodo, sono state 19.667 le sub-unità donate, mentre ne sono state trasfuse da inizio epidemia 12.643. Nonostante siano fornite informazioni generali, ad oggi non sono stati resi noti i dati delle singole regioni.

La donazione di plasma iperimmune in Lombardia, Veneto e Valle D’Aosta

Nel nord Italia la situazione si presenta tutto sommato positiva anche se il plasma con titolo anticorpale giusto non è facilmente reperibile perché è presente solo in una piccola percentuale di donatori. Lo riferisce chi si occupa di monitorare la raccolta a livello regionale in Lombardia, Veneto e Valle D’Aosta.

Nello specifico in Lombardia, Rosa Chianese, dirigente del centro regionale sangue, conferma che la raccolta di plasma iperimmune procede bene. Lo stesso conferma il dottor Pierluigi Berti, direttore del Crs della Valle D’Aosta, mentre indica i numeri nel dettaglio: “Sono circa 180 i pazienti guariti da Covid-19 che hanno dimostrato di avere il titolo anticorpale idoneo per donare plasma iperimmune nell’ultimo periodo” e continua: “oggi sono quindi conservate 85 unità di plasma iperimmune pronte per i pazienti affetti da Covid-19 che ne necessitino”.

Giustina De Silvestro, intervistata già da Donatorih24 e dalle stesse Iene, parla per il Veneto, unica regione italiana ad aver avviato la banca per il plasma iperimmune. “L’attività di raccolta plasma continua, abbiamo ancora donatori disponibili e i clinici continuano a proporre la donazione ai pazienti del reparto Covid-19, prima di essere dimessi”. Conclude con una nota riferita alla terza ondata: “Nei nostri ospedali i pazienti stanno nuovamente aumentando”.

La raccolta plasma iperimmune nel centro Italia

La campagna di raccolta di plasma iperimmune è continuata anche nella maggior parte delle regioni del centro Italia, condotta in parte dalle associazioni di donatori di sangue e in parte dalle stesse aziende sanitarie locali che hanno informato i pazienti direttamente all’interno delle strutture stesse.

In ToscanaAdelmo Agnolucci, presidente regionale Avis, spiega che in attesa dei risultati della sperimentazione Tsunami, la raccolta plasma iperimmune continua con le stesse procedure di selezione applicate durante il periodo di sperimentazione ed è principalmente guidata dalle aziende sanitarie.

Il Molise – dopo aver iniziato con grande ritardo la ricerca dei donatori – continua la raccolta di plasma iperimmune. Anche le Marche procedono con la campagna di sensibilizzazione via radio, televisione e web per offrire ai pazienti affetti da Covid-19 la possibilità di utilizzare questa cura. Da quelle parti, l’ex presidente di regione Luca Ceriscioli e il vescovo Armando Trasarti di Fano, in provincia di Pesaro e Urbino, sono recentemente guariti dal virus.

La raccolta dell’emocomponente in Sicilia e Calabria

La regione Sicilia è forse una delle prime regioni, insieme al Veneto e alla Lombardia, che ha creduto in questa terapia al punto da farne un tema per la collettività, tanto da usarlo per valorizzare le terapie a base di emocomponenti, coinvolgendo proprio tutti nella donazione.

A Catania, continuano a circolare sui social appelli a donare il plasma per salvare i pazienti affetti da Covid-19, e nella cittadina di Scicli, in provincia di Ragusa, l’Avis ha deciso di organizzare raccolte straordinarie interamente a base di plasma iperimmune. L’associazione si felicita per il risultato conseguito nell’ultimo anno, considerevole per una piccola cittadina siciliana.

Per la Calabria, parla a DonatoriH24.it Alfonso Trimarchi, direttore del centro trasfusionale di Reggio Calabria, che spiega: “Il plasma iperimmune è utile se somministrato nei giusti tempi e nelle giuste modalità. Nei mesi scorsi c’è stata una bella risposta dei pazienti” e specifica “non in grandissima quantità, ma c’è stata”.

Il primario conclude: “Ai pazienti del reparto diamo materiale informativo, dove spieghiamo la procedura e invitiamo a donare”. A completare il quadro calabrese, un volontario della Fidas di Paola commenta così l’attività in corso: “Bisogna agevolare gli spostamenti per coloro che non abitano vicino alle strutture sanitarie. Questo potrebbe facilitare i donatori”.

(fonte: donatorih24.it)

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